3 agosto “Fate attenzione” – XVIII domenica del T. O. anno C Lc 12, 13-21

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Commento al Vangelo
Ci teniamo proprio ai nostri beni, sono oggetto dei nostri pensieri e dei nostri litigi. Ne vorremmo sempre di più. Forse il vangelo si riferisce ad un episodio di spartizione ingiusta di una eredità tra fratelli e si chiede a Gesù un parere di giustizia e di metterci una parola. Gesù ne approfitta per spostarne l’ottica. Il problema non è possedere o non possedere, ma è rendersi conto che tutto è provvidenza, che i bei raccolti o le buone situazioni non sono merito nostro, né sono per chiuderci in esse e diventarne schiavi. I beni sono legati alla terra, mentre noi siamo fatti per il cielo. “Il sudario non ha tasche”, diceva papa Francesco, ma noi non ci pensiamo, viviamo alla giornata, abbiamo lo sguardo corto. “Ripòsati, mangia, bevi e divertiti”: come somiglia alle nostre storie nei giorni che si rincorrono! Mangia, bevi e divertiti. Ma tutto è vanità, dice anche la prima lettura, tutto finisce, tutto è come sabbia tra le dita. E allora? Non è una filosofia tra tante, quella che ci prospetta Gesù, ma una verità che ci spinge non tanto a liberarci dai beni (che comunque sono dono di Dio) quanto il viverli con gratitudine e distacco perché non rappresentano la pienezza della vita. Il TUTTO per noi è Dio, Dio il nostro respiro, Dio la nostra meta, Dio il nostro vivere. È questa la pienezza che ci traghetta nell’eternità.

A cura dell’Ufficio catechistico diocesano