In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo si salva per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».
Commento al Vangelo
Siamo tornati nel tempo ordinario, ora che la Pasqua ha tutto compiuto, c’è ancora tutto da compiere nella nostra storia, perché quella luce che è forza, diventi vita nella nostra esistenza. Il primo passo è contemplare, anzi immergerci nel mistero della Trinità. Pregava Francesco di Assisi: “Dio mio, Dio mio, chi sei tu, chi sono io?” nel mistero di Dio c’è infatti il mio mistero, la mia identità. E con la Trinità nel cuore continua la ricerca come il rincorrersi degli amanti nel Cantico dei Cantici; perché è ricerca di amore (e non solo di idee), della Verità tutta intera che è la persona di Gesù. Ecco allora Nicodemo, uno dei capi del sinedrio che incontra Gesù di notte. Il suo desiderio di conoscerlo e di parlarci lo spinge a cercarlo. E in quella notte riceve una luce, una rivelazione che supera ogni aspettativa Egli pensava un incontro alla pari, un confronto tra maestri, ma Gesù lo porta subito ad un altro livello che il dottore della legge non riesce a capire. L’amore di Dio per il mondo si è manifestato nel dono del Figlio unigenito, che Nicodemo ha davanti a sé nell’umile sembianza di uomo. E tutto è racchiuso quel verbo ‘dare’ che traduce l’amore che circola nella Trinità e che avvolge l’uomo e tutta la creazione!
Allora che cosa si deve fare? Si deve credere in Lui per ricevere la vita eterna. Il Figlio unigenito non è venuto per condannare ma per salvare. Questa è la condizione della salvezza: accogliere Lui inviato come dono del Padre, e credere in Lui per non sprofondare nel buio e nel vuoto del non senso. Tutto questo è ora nelle mani della nostra libertà.
A cura dell’Ufficio catechistico diocesano




