In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Commento al Vangelo
Quando si celebra l’Ascensione, si potrebbe pensare ad un allontanamento del Signore: Gesù infatti da questo momento non cammina più accanto ai suoi discepoli come ha fatto negli anni della sua vita terrena. C’è stata la Resurrezione, sì, ma ora torna al Padre, va via, si allontana. La lontananza è un sentimento che a volte sperimentiamo anche noi: ci sembra che il Signore sia lontano quando dobbiamo affrontare una prova, oppure siamo noi stessi che, per un motivo o per l’altro, ci siamo allontanati da lui; e quante volte ci allontaniamo dai fratelli, gli uni dagli altri… In realtà l’Ascensione è una festa che ci insegna la vicinanza di Dio. In questo brano l’evangelista Matteo scrive chiaramente che Gesù si avvicinò ai suoi, per poi concludere la sua opera con quello splendido versetto così incoraggiante, “Io sono con voi tutti i giorni”, per sempre. Sì, Gesù va via, torna al Padre, ma per restare ancora più vicino a noi; e può farlo proprio perché torna al Padre, da cui procede ogni amore, ogni vicinanza. E da cui soprattutto procede – per mezzo del Figlio – lo Spirito Sanno, il Paraclito, il “vicino” per eccellenza, la cui venuta ricorderemo con gioia a Pentecoste, tra una settimana. Non dubitiamo mai della vicinanza del Signore.
A cura dell’Ufficio catechistico diocesano





