In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: “Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: – Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me -. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele”. Giovanni testimoniò dicendo: “Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: – Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo -. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio”.
Commento al Vangelo
Con i versetti del Vangelo di Giovanni, che la Chiesa ci offre nella liturgia di questa domenica, la manifestazione di Gesù è mediata dalla figura di Giovanni che ha visto qualcosa e lo riporta fedelmente. Nella testimonianza che il Battista offre su Gesù c’è il frutto di ciò che lui ha potuto comprendere grazie alla sua esperienza di ascolto e contemplazione dell’opera di Dio. L’identità di Gesù viene rivelata attraverso due titoli: “Agnello di Dio” e “Figlio di Dio”: l’ingresso di Gesù, l’Agnello, nella storia viene manifestato a Israele ma ha una missione universale; non è soltanto il Messia, è il Figlio di Dio. Questi due titoli sono intimamente intrecciati dall’espressione “Colui che toglie il peccato del mondo”, espressione che risuona in ogni liturgia eucaristica e che affascina per le implicazioni che comporta nella vita di ogni persona che cerca la verità. I motivi che si aprono alle parole del Battista sono complessi e aprono piste di approfondimento ulteriori: vittoria e sofferenza, liberazione e sacrificio, missione e obbedienza; in essi ognuno può sentirsi coinvolto. “Io non lo conoscevo … ma …” Anche noi, come Giovanni, possiamo superare i nostri preconcetti sull’intervento di Dio nella storia per aprirci a quel di più che il Padre sa offrire rispetto a ciò che noi possiamo aspettarci da lui. In qualità di figlio, Gesù ha un rapporto speciale di comunione piena e condivisione nello Spirito (che scende e rimane su di lui): nel Battesimo, in Cristo, ogni credente entra in relazione profonda con questa vita divina e da essa viene trasformato. Chi ne fa esperienza non può non rispecchiarne la bellezza in ciò che fa e che dice in uno stile di vita che si distingue da quello di chi non ha incontrato l’Amore e questo fa la differenza come lo ha fatto per Francesco, come lo ha fatto per Chiara e per tutti i fratelli e sorelle che nella Chiesa offrono la loro testimonianza nei gesti semplici di ogni giorno.
A cura dell’Ufficio catechistico diocesano




