In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
Commento al Vangelo
In risposta alla domanda provocatoria del dottore della Legge, esperto degli oltre 600 precetti imposti sul popolo dell’Antica Alleanza, Gesù offre una sintesi di due comandamenti ben noti che vengono presentati come due facce indissolubili di un’unica medaglia: amare Dio e il prossimo. Questa risposta diventa anche il nostro orizzonte vitale: corrispondere all’amore continuo, totale, gratuito di Dio con il nostro amore, cercando di amarlo in ogni cosa e avendo cura di ogni persona come se fossimo noi stessi. La vita di ogni battezzato, con la grazia dello Spirito Santo che la nutre e la sostiene, si concretizza così in un continuo uscire fuori dal recinto del proprio ego per amare. In questo orizzonte tutto cambia luce, anche la dimensione del peccato che diventa quel momento puntuale in cui ho scelto di non amare, in cui ho amato male, in modo disordinato, egoistico… L’amore è chiamato ad essere l’orizzonte della nostra vita, immersi in quel mare d’amore che è l’amore di Dio, un mare nel quale siamo immersi ma del quale spesso non riusciamo nemmeno a rendercene conto. Qual è il pericolo? Disgiungere questi amori: pensare di poter amare Dio senza amare il prossimo, o pensare di amare il prossimo senza bisogno di amare Dio rinnegando di fatto quella scintilla di infinito che abita in ognuno di noi. L’amore diventa dunque la misura della fede. Quanto amo, io? Com’è la mia fede? La mia fede è come io amo. Gesù opera uno squarcio che permette di scorgere due volti, anzi un solo volto, quello di Dio che si riflette in tanti volti, perché nel volto di ogni fratello, specialmente il più piccolo, fragile, indifeso e bisognoso, è presente l’immagine stessa di Dio. Quando incontro uno di questi fratelli, sono in grado di riconoscere in lui il volto di Dio? Quando guardo mio marito, mia moglie, i miei figli, mio padre, mia madre, i miei colleghi, i miei compagni, i miei amici, … sono capace di scorgere in loro il volto di Dio?
A cura dell’Ufficio catechistico diocesano





