In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».
Commento al Vangelo
“Sono venuto a portare la vita, a portarla in abbondanza”: ora per quanto non sia sempre compresa o goduta l’abbondanza di vita di cui parla Gesù, è pur vero che il nostro modo di vivere oggi è dettato dalla ricerca di qualcosa che sempre ci manca, come se non fosse mai abbastanza. Ce lo raccontano le nostre case piene di ogni cosa, i nostri figli che hanno talmente da fare da non aver spazio per le relazioni che contano, ce lo racconta a volte la nostra vita così stanca ed esaurita alla sera per i troppi impegni. Oggi Gesù ci mette in guardia perché quei desideri, quella sete del più, può essere intercettata anche da impostori, da briganti, ladri, che ci illudono con false promesse di giorni più lunghi o più belli e intanto derubano le nostre case, le nostre famiglie, lasciandole vuote, nella confusione più totale, nella desolazione. La voce del pastore, dice Gesù, la riconoscete perché vi chiama per nome, sì perché per quel pastore la nostra vita conta, non contano i numeri. Quella voce è riconoscibile fra le tante perché è una chiamata alla vita ogni giorno, ad essere non ad avere, è una voce che intercetta ogni desiderio perché ti conosce da sempre e sa ciò di cui hai bisogno. Distinguere la voce di chi ti ama è proprio necessario per raggiungere quei quieti pascoli dove l’abbondanza di vita ti fa stare tranquillo, perché nulla ti manca nell’abbraccio di Dio, “dell’amore del Signore è piena la terra” cantava un salmo qualche giorno fa. Gesù infatti si descrive come la porta d’accesso perché ogni esperienza sia sempre inserita in quel recinto d’amore, una porta sempre aperta, non come le porte blindate delle nostre case, ed anche se non servono chiavi, perché si può entrare o uscire, cadere o sbagliare, la libertà di accedere non basta se non coincide con l’umiltà di lasciarsi amare. C’è un amore, misericordia infinita, che muore ogni giorno per te, si chiama Gesù, accoglierlo è proprio attraversare quella porta oltre la quale tutto è dono tutto è abbondanza, tutto è vita,
Che la tua voce vera, chiara, amorevole ci raggiunga presto, o Signore.
A cura dell’Ufficio catechistico diocesano





