15 dicembre III DOMENICA DI AVVENTO – Vangelo secondo Luca (Lc 3,10-18)

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe». Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Commento al Vangelo
Tutto oggi parla di gioia: la candela rosa perché il Natale si avvicina; Sofonìa nella I Lettura “Gioisci, rallegrati”; Paolo nella II “Siate sempre lieti nel Signore”. Chi non desidera la gioia! Ma per raggiungerla “Che cosa dobbiamo fare?”, domanda posta a Giovanni da tre categorie diverse di persone, alle quali offre risposte concrete: alla folla “Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto” donare, a partire dai beni di prima necessità; ai pubblicani “Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato”, fare il proprio lavoro senza ingannare; ai soldati “non maltrattate e non estorcete niente a nessuno”, non prevaricare. Tre categorie di persone per dire che la gioia è per tutti, si condivide, si ottiene nel quotidiano con gesti semplici di solidarietà e giustizia. La giustizia di Giuseppe che, come recitiamo nella nostra preghiera diocesana, è “uomo giusto” e con il suo esempio rende la Chiesa un laboratorio di fraternità e di pace.

A cura dell’Ufficio catechistico diocesano