In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
Commento al Vangelo
Questo Vangelo si trova appena dopo il discorso delle Beatitudini, che sono una vera e propria guida tracciata da Gesù per mostrarci il fine ultimo al quale Dio ci chiama: vivere il Regno dei cieli. Dobbiamo quindi leggere questo Vangelo come un messaggio personale in continuità con le Beatitudini.
Quando Gesù definisce i cristiani, li associa al sale della terra e alla luce nel mondo; quindi siamo realmente cristiani quando non viviamo solo per noi stessi, ma ci sforziamo di essere testimoni trasparenti della luce di Cristo che è in noi. Questo non è facile e può esporci a giudizi e critiche, ma è quello a cui siamo chiamati, senza mezzi termini, altrimenti perderemmo tutto il nostro sapore. Noi cristiani dobbiamo essere sale e luce per tutti e non solo per chi già appartiene alla comunità cristiana. Chi incontra un cristiano, deve poter percepire in lui la presenza di Cristo che risiede nel suo cuore e in ogni suo gesto. Sforziamoci di far vivere Cristo in noi per poterlo testimoniare nel nostro operare quotidiano.
A cura dell’Ufficio catechistico diocesano





