Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».
Commento al Vangelo
Scegliere i primi o gli ultimi posti. Nel banchetto celeste, il banchetto di nozze dove siamo tutti invitati, quale posto sarà assegnato a noi e quale vorremmo? C’è nella vita chi si esalta e chi si umilia, chi si crede già arrivato a questo banchetto e chi invece è cosciente dei propri limiti, delle proprie povertà, delle proprie miserie. Nel banchetto delle nozze dello Sposo ci saranno tavoli non come nei nostri banchetti in base all’importanza o alla onorificità degli invitati. Il criterio è lui stesso, lo Sposo, che si è umiliato fino a scendere tra noi. Grazie a questo suo umiliarsi io, ultimo degli uomini, posso avere l’onore dell’essere suo commensale. Perché essere anche noi umili? Perché se questo è lo stile di Dio, tanto più dovrebbe essere il nostro. E non siamo noi a sceglierci il posto, ma Colui che ci invita al suo banchetto di nozze: affidiamoci a lui. È già grande infatti la gioia di sapere che a quelle nozze ci siamo anche noi.
C’è poi la seconda parte del vangelo: l’invito ad avere un rapporto significativo con i poveri, ad aprirci a loro. Le nostre case sono invece piene di lucchetti e chiavistelli proprio per impedire che entri certa gente. Eppure Gesù con noi ha agito diversamente. Ha fatto casa con noi, ci ha resi suoi commensali, noi gli zoppi, i ciechi, i poveri, incapaci di poter ricambiare l’immenso amore che ci ha donato. L’amore di Gesù non è calcolo, non è tornaconto, non cerca un contraccambio. L’amore di Gesù è gratuito, è totale, è per tutti, anche per chi è ai margini della società, ai margini della fede, ai margini della correttezza di vita. Gesù si è fatto banchetto per noi, pane spezzato per chi non può ricambiare. Non so se Gesù intendesse farci aprire le nostre case a tutti e a tutto, sicuramente voleva farci riflettere sulle nostre chiusure di ogni genere. Gesù con noi è stato esagerato e ci invita a fare altrettanto.
A cura dell’Ufficio catechistico diocesano